Il nostro albero

Arahuaca1nmd nasce nei boschi, dove spesso non si guarda: tra i rami degli alberi.

Amaca tesa nel pino, vista dal basso

Un bisogno di fuga, inconscio e implicito, sorto in maniera spontanea e condivisa da Piero e Juan, ci ha portati a trovare nella natura e nei «non spazi» — considerati tali dai punti di vista più diffusi — una sorta di rifugio e di luogo sicuro. Così, appesi e nascosti tra le fronde degli alberi, alcune riflessioni sono sorte spontanee. Un semplice cambio di prospettiva, guardando le cose dall'alto, da fuori. L'imparare a godersi il sano e quasi dimenticato "far nulla" ha portato verso un forte interesse per l'oggetto dell'amaca e il mondo che ne deriva.

Salita nel bosco con la cassetta in spalla verso il campo

Cos'è un'amaca?

Nella mia vecchia città c'è un albero. Ce ne sono molti, lì, e io non li conosco. Ma loro conoscono me e, quando mi vedono entrare nel bosco, lo aprono con delicatezza e mi lasciano passare. A volte penso che potrebbero essere gelosi nel guardarmi, ogni volta, entrare nel bosco e andare dritto verso lo stesso albero, senza curarmi troppo di loro, di tutti gli altri. Ma gli alberi non sono come noi, insicuri. Sanno che io li amo, e loro amano me. Eppure sanno anche di non essere miei, e che io non sono loro.

Torno sempre allo stesso pino marittimo. Lascio il sentiero e cammino attraverso la vegetazione, e ogni volta l'ambiente è diverso, come se le piante mi mettessero alla prova per vedere se merito di entrare nel loro mondo. Per fortuna la vecchia roccia, ormai quasi del tutto ricoperta, ha più fiducia in me e mi indica la strada giusta. Finalmente lo vedo, su quel minuscolo fazzoletto d'erba pianeggiante tra rocce e pendii, davanti a tutti i suoi compagni, rivolto verso le alture della scogliera, lo sguardo al mare. È come se mi stesse aspettando, i rami spalancati per accogliermi.

Mi porge una delle sue tante mani e comincio ad arrampicarmi senza un pensiero, senza paura. Mi sento al sicuro: non lascerà che mi accada nulla di male. Non posso cadere. Mi prenderebbe con uno dei suoi rami. Siamo finalmente insieme e, rannicchiato tra le sue braccia calde e fresche, trovo un po' di pace. Guardiamo il tramonto e, quando il sole ci saluta, arriva il buio, e con esso il momento di sistemare l'amaca per la notte. Comincio a spostarmi da un ramo all'altro per appenderla, sempre come se fosse la prima volta. Trovo un altro essere che si gode le altezze insieme a noi: un ragno. Sul momento ho paura, come da bambino nella mia cameretta. Ma ora, sull'albero, ne percepisco la bellezza e la forza; comincio a ridere e, con rispetto, gli dico: «grazie, maestro.»

Juan A.M.R.

Seduti nell'amaca a guardare la valle dall'alto
La vista sul mare dalle cime degli alberi, alla luce calda